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    Società Operaia di Mutuo Soccorso

    Ex-chiesa di Santo Stefano

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    Al cadere del Settecento si propone di adattare il castello trezzese, ormai dismesso, in pubblico ricovero per i pellagrosi. Il progetto fallisce, consegnando il maniero alla demolizione; ma apre nondimeno una lettura inedita della solidarietà: laica, statale, illuminista.

    Ancora nel 1825, il censo milanese definisce Trezzo “paese agricolo”: affaticato dalle difficoltà irrigue, sussiste di cereali, uve da vino e gelsi per la bachicoltura. I contadini, che sudano a vanga o falcetto, pagano in frumento l’affitto terriero e col denaro quello di casa; trattenendo il granturco per la polenta quotidiana. La fame siede alle loro tavole, condannandoli a malattie alimentari come la pellagra.

    In questo contesto, a sollievo della frequente miseria, il sindaco trezzese Ariberto Crivelli suscita la Società Operaia di Mutuo Soccorso: ente laico sorto sul rione Valverde nel 1879 per “soccorrere mediante un giornaliero sussidio, quei soci che per malattia divenissero impotenti al lavoro” (Statuto, Art. 2). La sede eletta è la sconsacrata chiesa di Santo Stefano, ancora oggi utilizzata dal corpo bandistico parrocchiale cittadino per le prove.

    A provvedere le casacche per queste banda musicale, radunata a Trezzo con sottoscrizione privata nel 1854 fu, entro il biennio successivo, il conte Stefano Arnaboldi: marito di Giovanna Marocco fu Bernardo, che chiamava zio il letterato Pietro Marocco (Trezzo, 1807 – 1834, Milano). La famiglia teneva villeggiatura nell’ex-casa Cavenago, acquistata da nonna Giovanna Polti con licenza di nonno Giuseppe, commerciante milanese d’olio, sapone e vini foresti al civico 7 di piazza Fontana.

    Gli Arnaboldi-Marocco godevano di tale prestigio che Bernardo, nato da Stefano e Giovanna, fu senatore del Regno d’Italia e comprò la residenza (oggi museo) di Alessandro Manzoni. Per le nobili orecchie degli oblatori, che avevano istituito la filarmonica trezzese, compose la marcia Al Castello, introdotta dalla tromba di Gian Pio Bocelli: commissario di sanità (1872 e 1874) e revisore dei conti (1874) in paese, uomo di fiducia del sen. Felice Cavallotti.

    Il corpo musicale temette la vendita all’asta degli strumenti attorno al 1910 per sanare i debiti, da cui si risollevò solo grazie al tenace Pasqualluigi Sironi (1867-1913) detto “Gübètt dal Giréla“. Passata all’ala filo-clericale, la banda gli tributò marcia funebre alle esequie. Già nell’agosto 1906 la Prefettura rispediva a Trezzo il bozzetto fotografico delle divise, corrette a inchiostro rosso perché non citassero dettagli di quelle militari.

    Ex-maresciallo di Marina, il maestro Filippo Tulli richiamò agli strumenti la filarmonica dispersa dalla Grande Guerra, sotto la direzione consigliere di Carlo Perego detto “Palatée”.

    Alla Cooperativa Cattolica di Consumo su piazza Vittorio Emanuele, i musicanti provavano ogni domenica, esibendosi in pubblico davanti San Rocco. Si perfezionarono qui i trenta elementi che, nel 1928, conseguirono il quarto premio al concorso bandistico di San Pellegrino. Ma, lo stesso anno, i Fasci locali indissero brevemente la fanfara Meazza in cui convennero alcuni secessionisti della banda, poi rientrati.

    Grazie ad Anna Fontana, proprietaria del castello trezzese per dono del comm. Carlo Orsi, il complesso lucidò strumenti nuovi dopo il 1945. Di marca laica, il rinnovato Consiglio ne affidaò la bacchetta al maestro Alfredo Cortiana presso la Casa del Popolo su via Gramsci. Alcuni orchestrali, esuli per questo nella banda di Crespi d’Adda, proposero a don Giuseppe Lazzari (prevosto trezzese) la rifondazione firmata nel 1948 sotto la dignità di “Corpo Musicale Cittadino Parrocchiale”.

    In quel periodo i musicisti anziani impartivano vespertine lezioni di solfeggio al domicilio di quelli giovani, sotto la direzione tecnica di Francesco Frigerio, che guidò la prima esecuzione pubblica per la solennità del 19 marzo 1949. La filarmonica paesana primeggiò quell’anno anche al concorso trevigliese, che aveva Tancredi (sinfonia di Rossini) per pezzo obbligato.

    Al cinquantenario dalla morte di Verdi, ritratto sul palco da Giuseppe Milanesi, in biblioteca furono eseguite sinfonie del maestro introdotte dal poeta Luigi Medici. Nel 1968, a giugno, Trezzo accolse da sei diversi punti i complessi che si susseguirono in gara sul palco di piazza Libertà, premiando quelli di Melzo e Treviglio. Dieci anni dopo, la banda formò le prime allieve donne. Nel 1980, allietò l’inaugurazione della restaurata statua di San Carlo ad Arona; nel 1982, l’apertura pubblica del castello trezzese. Il complesso soffia negli ottoni anche alla presenza di Giovanni Paolo II, in Vaticano, per la beatificazione del card. Andrea Ferrari. E prosegue, “andante con brio”, oltre i 170 anni d’intonata longevità.
    Cristian Bonomi

    Modalità di Accesso

    La sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso- Ex chiesa di Santo Stefano, dall'esterno, è liberamente fruibile in ogni momento.

    Tipo di esperienza
    • Contesto cittadino
    • Identità e tradizioni
    • Interesse sociale e culturale
    Mappa
    • Piazza Santo Stefano, 2, Trezzo sull'Adda, MI, Italia

      Get Directions
    Comune
    • Trezzo sull'Adda
    Categoria
    • Sito di tradizione popolare
    • Architettura storica
    Tipologia Luogo
    • Palazzo storico
    • Folclore e tradizione
    Durata

    Circa 15 minuti

    Modalità di Ingresso

    Fruibile solo dall'esterno

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