La storia architettonica delle cascine lombarde, di cui Cascina Rasella è un episodio emblematico, si scandisce in almeno due fasi di maggiore rilievo. A partire dal tardo Quattrocento, speciali agevolazioni fiscali incoraggiano i proprietari terrieri a convertire alcuni boschi in coltivo, tramite l’operazione detta roncatura, alloggiando in cascine dislocate fuori dal borgo i contadini che conducano quei campi, altrimenti troppo lontani dal centro abitato. Queste cascine sono perlopiù ad asta o a L. A partire dalla metà dell’Ottocento, questa struttura di fondazione si raddoppia spesso, chiudendosi a corte lombarda, “tetragona”. L’aumento dei volumi non corrisponde all’aumento delle terre coltivate di pertinenza ma sono con quello dei filari di gelso. In quel frangente, infatti, il mercato della seta garantisce guadagni tanto crescenti da incoraggiare l’ampliamento delle cascine, non in ragione delle terre coltivate tutto attorno ma in ragione dei filari di gelso, aumentati per produrre la foglia utile alla gelsibachicoltura. Per questo motivo, gli ambienti aggiunti delle cascine hanno spesso soffitti alti e dunque adatti per ospitare le scaffalature (dial. scalére) per l’allevamento domestico dei bachi.
Il panorama agricolo era specialmente disciplinato secondo l’uso della piantata padana: filari di gelso cadenzavano corridoi di cereali antichi (dallo stelo più alto rispetto agli attuali); tra un gelso e l’altro, si innestava l’uva da vino, perché maturasse i grappoli avvinti alle piante di gelso, che fungevano così da tutori vivi della vigna. Dagli anni Settanta dell’Ottocento il parassita fillossera devasta la coltura della vite mentre la concorrenza delle fibre sintetiche produrrà anche l’abbandono della gelsibachicoltura. Ormai di intralcio all’agricoltura meccanizzata, i gelsi vengono perciò estirpati entro la metà del Novecento.
Modalità di Accesso
Le cascine sono proprietà privata, ma siamo sicuri che, se userete il dovuto rispetto e la giusta premura verso i loro abitanti, nessuno vi rimprovererà per uno sguardo curioso.