Già settecentesca villeggiatura della nobile famiglia Cicogna Mozzone, cui il bene perviene dal ramo Lattuada Torriani, Villa Frova Barbieri è stata ampliata nei secoli fino a raggiungere le forme attuali.
Nel Settecento il conte Francesco Giuseppe Cicogna Mozzone dispose la fondazione di una cappella dedicata alla Madonna e a San Gaetano, con ingresso secondario affacciato sulla pubblica strada. L’edificio di culto è ancora leggibile. L’intento del conte era quello di garantire le celebrazioni liturgiche e l’assistenza spirituale a quanti coltivassero le terre di sua proprietà, che contornavano ampiamente la casa da nobile. Il conte arrivò a protestare che i suoi possedimenti cornatesi fossero tanto grandi da costituire un Comune a sé, quello di Cicogna, del tutto autonomo rispetto alla Comunità di Cornate: dotato cioè di case, terreni e persino di una cappella per la cura d’anime.
L’istituzione del comunetto di Cicogna, il cui fulcro restava la villa del conte, fu un’avventura breve. Alla sua morte senza figli, nel 1761, il conte dispose per via testamentaria che l’edificio e i beni a contorno fossero gestiti dalle locali autorità ecclesiastiche allo scopo di giovare alla sua propria anima in messe di suffragio e opere di carità.
Dopo essere passato in acquisto a famiglie diverse, tra cui quella del ragioniere Giuseppe Frova, sposato alla nobildonna Teresa Bughi, il bene giunse in proprietà alla famiglia Barbieri. Costoro insediarono una filanda, con tanto di ciminiera, sul margine del parco della Villa. Dismessa l’attività, di cui venne demolita anche la ciminiera, il bene passò all’attuale proprietà Vigorelli che ne ha promosso un attento recupero storico e architettonico.
Modalità di Accesso
Villa Frova Barbieri, dall'esterno, è liberamente fruibile in ogni momento.