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Tarantasio è il nome con cui è conosciuto il biscione visconteo che infestava leggendariamente le acque divaganti dell’Adda. Per comprendere meglio la sua natura basta salire sulla torre del castello visconteo di Trezzo sull’Adda o al santuario di Santa Maria della Rocchetta in Paderno d’Adda: da quelle quote così panoramiche ben si intende come il drago non infestasse il fiume ma fosse, in figura, il fiume stesso, con le sue anse insidiose come spire.
Nella tradizione iconografica, San Giorgio è il cavaliere che doma il drago e, dunque, il fiume. In Brianza, portano il suo nome sia un campo trezzese, proprietà nel 1656 della confraternita di San Rocco, sia un cinquecentesco oratorio sulla riva opposta dell’Adda, a Bottanuco. Ma è intitolata a San Giorgio anche la parrocchia di Cornate d’Adda, denominazione riconducibile al monasterium fondato in suo onore dal re longobardo Cuniperto dopo aver sconfitto proprio lì, nel 689, il ribelle conte Alachi.
La dicitura di monasterium, attestata da Paolo Diacono nell’Historia Longobardorum (789), e quella di abbatiam, confermata da una pergamena del 903, hanno erroneamente suggerito che la fondazione longobarda di San Giorgio in Cornate fosse, per l’appunto, un monastero benedettino. Si trattava in verità di un arcipresbiterato: una chiesa collegiata i cui canonici dovevano obbedienza a un arciprete.
All’interno di questo tempio il Liber Notitiae di Goffredo da Bussero (n. 1220) annovera un altare a San Giovanni Battista, devozione spesso invocata dai Longobardi. Sette nel 1398, i canonici risultano quattro nel 1566, giacché l’arciprete gode le rendite degli altri tre canonicati e di un chiericato. Tramite l’esule inglese John Harris, arciprete nominato nel 1570, il card. Carlo Borromeo detta una disciplina più severa all’arcipresbiterato cornatese. Ordina il parziale sequestro delle rendite canonicali e le impiega sia per restaurare la chiesa di San Giorgio sia per completare le case attigue affinché i canonici, ridotti in numero di due, vi risiedano stabilmente. Dopo quattro anni d’inadempienza a questa disciplina, Borromeo destituisce a semplice parrocchia l’arcipresbiterato cornatese, assegnandone le rendite beneficiali alla basilica milanese di San Lorenzo maggiore.
Del “castello” che un tempo inglobava la Chiesa di San Giorgio di Cornate, oggi resta solo l’eco nei documenti e nelle pietre. Eppure, parte dell’attuale campanile, secondo lo storico Ernesto Meani, risalirebbe addirittura all’VIII secolo: nato come torre di guardia, è sopravvissuto agli assalti del tempo con una solidità quasi leggendaria.
Nel fluire dei secoli, San Giorgio è cresciuta con il suo paese. Risale al 1888 l’ampliamento che trasformò l’antica aula in una croce latina a tre navate, vera e propria impresa collettiva: i lavori furono realizzati grazie alla donazione di mille lire dal parroco Roncari, venticinquemila dalla nobile Teresa Bughi, e il resto – pietra dopo pietra – offerto dal popolo, con il cuore e con le mani.
Le campane che oggi risuonano nel cielo furono benedette nel 1887, frutto di un altro slancio comunitario. Anche la Via Crucis nacque dalla solidarietà: ogni abitante donò cinquanta centesimi. Così nel 1900 un nuovo altare in marmo, rivolto verso i fedeli, prese il posto d’onore.
Oggi San Giorgio conserva il fascino di ciò che è passato attraverso la fiamma del tempo. All’interno, la cappella della Madonna si illumina dei colori di Giuseppe Ravanelli, autore anche degli affreschi nella cappella di San Giuseppe. La statua della Madonna del Rosario, restaurata nel 1945, brilla ancora sotto la luce dorata delle sue corone, con il Bambino che stringe una croce fra le mani: un’immagine tanto semplice quanto potente. Le vetrate, montate nel 1935 e completate negli anni Ottanta, trasformano la luce in preghiera: i loro simboli – disegnati da Padre Nazareno Panzeri e ispirati al Cantico delle Creature – raccontano un mondo di armonia tra fede e natura.
Sotto le navate, riposa monsignor Carlo Caccia Dominioni, vicario generale dell’arcidiocesi di Milano, traslato qui per volere popolare nel 1902. La sua presenza sigilla un legame antico tra Cornate e la grande storia della Chiesa ambrosiana.
Ma sono le tele a raccontare, con la forza silenziosa dell’arte, l’anima barocca della Chiesa e la sua profondità spirituale: la Visitazione di Camillo Procaccini, L’Estasi di San Francesco, l’Incoronazione della Vergine di Federico Barocci, e la drammatica Decollazione del Battista, custodita come un tesoro parrocchiale. Quattro tele, databili tra il Seicento e il Settecento, che impreziosiscono le navate con scene di enorme intensità religiosità: pennellate antiche che raccontano storie sacre, sussurrando al visitatore che ogni preghiera, come ogni battaglia, ha il suo tempo e il suo valore.
Dal 1946, la facciata ha ritrovato nuovo splendore con l’aggiunta di quattro solenni statue: Sant’Ambrogio, San Carlo, San Pietro e San Paolo si ergono come custodi silenziosi, testimoni della fede e della storia lombarda. In tempi più recenti, un mosaico policromo ha dato colore alla leggenda: San Giorgio, in tutto il suo eroismo, trafigge il drago sotto gli occhi di chi entra, richiamando con forza la vocazione guerriera della spiritualità che qui si respira.
Piazza S. Giorgio, 14, Cornate d'Adda, MB, Italia
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