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Il Ponte sul Canale Muzza è liberamente accessibile in ogni momento.

A Cassano d’Adda, la Muzza emerge in tutta la sua potenza storica: parte sotto le fondamenta del Castello Visconteo, riceve le acque restituite dalla centrale idroelettrica Pietro Rusca – un tempo cuore energetico del Linificio Canapificio Nazionale – e scorre per meno di un chilometro prima di affiancare l’Adda, in un duplice fluire parallelo che da sempre affascina viaggiatori e artisti. Subito oltre, quattro dighe restituiscono il flusso al fiume, in un sistema idraulico che riflette la sofisticazione ingegneristica del territorio.
Questo scenario è lo sfondo sul quale si erge il Ponte sul Canale Muzza, anticamente noto come il “Punt sura punt” — ponte sopra il ponte — poichè, al tempo, contraddistinto da un’opera d’ingegno doppia: due livelli sovrapposti a unire le sponde come in un gioco architettonico sospeso tra acqua e cielo.
Sotto i suoi archi scorre il canale artificiale da cui prende il nome. Menzionato ufficialmente nel 1034, il Canale Muzza è in realtà uno tra i più antichi e importanti d’Italia, costruito per volere – si racconta – di Tito Mutio, cittadino romano che, attorno al II secolo a.C., fece erigere uno sbarramento per irrigare i propri campi. Quelle acque presero il nome di aquae Mutiae, “le acque della famiglia Mutia”, e diedero origine a un’opera idraulica straordinaria.
Fin dal 1158, quando Federico Barbarossa si presentò al guado, l’area fu teatro di scontri epocali: Ezzelino da Romano, ad esempio, vi fu ferito a morte nel 1259, come da funesta profezia. Si tramanda che, nel 1294, il cistercense frà Benadusio fece erigere un ponte ad arcata unica, più tardi sostituito da un sistema di porti – barconi collegati da funi e verricelli – per traghettare uomini e merci da una riva all’altra, regolati da un fitto intreccio di concessioni nobiliari, dazi e liti giudiziarie che testimoniano l’importanza economica del passaggio.
Nel 1705, le acque si tinsero nuovamente di sangue nella battaglia tra Eugenio di Savoia e il Duca di Vendôme, con migliaia di cadaveri trasportati via da Adda e Muzza. Ma il secolo XVIII portò anche opere di rinascita: nel 1750, su progetto dell’ingegnere Bernardo Maria Robecchi, si avviò la costruzione di un ponte in muratura stabile, collegato con quello della Muzza. Tra le due strutture si eresse la statua di San Giovanni Nepomuceno, simbolo di protezione e redenzione, nata da un episodio di clemenza umana trasformato in penitenza civile.
Nel 1799 arrivarono i russi del generale Suvarov. Nel 1859, dopo Magenta, gli austriaci fecero esplodere il ponte sulla Muzza, lasciando che la sua memoria fosse tramandata solo da opere figurative e scritte. La sua forza, oltre ad essere storica, era senza dubbio culturale: fu amato dal Fiamminghino, da Bellotto, da Piccio, Cannella, Miolato; cantato da Carducci, Manzoni, pur con un errore, Brambilla, Pirotta.
Seguirono restauri, ampliamenti, sostituzioni: nel 1869 in ferro, nel 1880 rinforzato per i tram, nel 1914 ricostruito in cemento armato dalla ditta Puricelli, fino ad arrivare al ponte odierno, una struttura in mattoni rossi, solida e concreta, che sorregge il traffico incessante della Padana Superiore, arteria vitale della città moderna.
Quello di Cassano, è la quintessenza del ponte come simbolo: non solo collegamento tra rive, ma passaggio tra epoche, tra umanità e memoria. E accanto a lui, la Muzza, che lo lambisce come un’ombra fedele, aggiunge alla sua storia il suono calmo dell’acqua antica.
Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti del Gruppo Guide di Cassano d’Adda
Il Ponte sul Canale Muzza è liberamente accessibile in ogni momento.
Via Isola Ponti, 6, Cassano d'Adda MI, Italia
Circa 15 minuti
Gratuito
*accessibilità motoria