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    Monumento al Generale Perrucchetti

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    Nel 1932 Cassano dedicò un monumento celebrativo al generale Giuseppe Domenico Perrucchetti, fondatore degli Alpini, collocandolo nell’omonima piazza. Il comandante, cui il monumento rende omaggio, nacque a Cassano il 13 luglio 1839. Suo padre Giuseppe era un ingegnere sessantenne, autore della ricostruzione del ponte sul fiume e amministratore dei conti della parrocchia. Aveva 21 anni più di mamma Margherita Manzoni. Entrambi volevano che il figlio Giuseppe Domenico diventasse architetto. Abitavano al primo piano di palazzo Somaglia, l’attuale oratorio maschile; e il collegio di Cassano non distava poi molto. Lo mandarono a studiare lì oltre che al Sant’Alessandro di Bergamo, da cui tornò diplomato nel 1857. S’iscrisse allora alla facoltà di Matematica presso l’ateneo di Pavia, entrò come praticante nello studio cassanese dell’ing. Giuseppe Legnani: e d’improvviso fuggì.

    Fuggì in Piemonte perché, all’Accademia di Ivrea, gli promisero una spada da usare contro gli Austriaci e la divisa con i gradi di sottotenente sabaudo. Forse voleva imitare i fratelli maggiori, Emanuele e Carlo, che già portavano la camicia rossa di Garibaldini. Il secondo ci morì. Ma Giuseppe non perse la testa. Il 22 marzo 1861 lo destinarono al 24° Reggimento Fanteria, il 23 sosteneva l’esame universitario di geodesia teoretica e disegno. Si specializzò in geografia militare.

    Perrucchetti ancora si sporge dalle foto conservate alla sezione cassanese dell’ANA, presso il Centro Sportivo in località Sansona, e arriccia i baffi sotto l’elmo piumato. Ha il petto generalizio fitto di medaglie. Amava particolarmente quella in argento appuntatagli a Custoza (1864), dove incrociò altri cinque Cassanesi. E non accettò mai onorificenze estere. Difficile immaginarlo clandestino a 26 anni, valicare il confine delle Alpi per compilare le piante che l’esercito italiano impiegherà poi nella Grande Guerra. Venne arrestato a Bressanone, nel 1867, e strappò dal calendario un mese di carcere austriaco prima che il nostro Ministro degli Esteri riuscisse a liberarlo. Quelle escursioni tra valichi e nevi senz’orma gli avrebbero ispirato l’idea della milizia alpina, costituita poco dopo.

    Rimpatriato, ebbe incarichi a Milano, Bologna, Verona. Per sei anni resse la cattedra torinese di geografia militare alla Scuola di Guerra. Cartografia, fortificazioni e combattimento in quota erano gli spigoli della formazione che impartì anche al principe Emanuele Filiberto, duca d’Aosta. Nel 1884, ne venne designato precettore, o meglio «Governatore», come si diceva allora. I due si ricambiavano una Stima maiuscola. Quando Perrucchetti morì, il principe gli inviò da Gorizia una cassa di fucili sottratti all’esercito austriaco: e ognuno portava la targhetta con cui il Savoia lo dedicava al maestro.

    Perrucchetti donò alla Biblioteca Braidense di Milano i volumi che pubblicò: numerosi «Teatri di Guerra», un «Guerra alla Guerra?», «La Difesa dello Stato» dedicato alla madre morta nel 1877. Ma soprattutto scrisse sei anni prima «Tirolo», mettendoci le considerazioni che suggerirono al ministro Ricotti la costituzione degli Alpini. L’allora capitano li considerava montanari che, conoscendo le valli, sapevano meglio difenderle. A «Bersaglieri delle Alpi» o «Cacciatori delle Alpi» preferì il più sobrio «Alpini», ricalcato sul nome latino degli arruolati dalle «Coortes Montanarum» che aveva studiato. Ma allora il governo non avrebbe speso niente per la costituzione del nuovo corpo, che venne perciò approvata in calce al decreto che ridistribuiva i distretti militari. Di straforo. Era il 15 ottobre 1872.

    Le compagnie alpine furono 15 e, pensate per la neve, lasciarono i primi caduti sulle sabbie di Dogali nel 1887. Perrucchetti venne congedato 65enne per raggiunti limiti d’età, e protestò l’ingiustizia in diversi articoli anonimi pubblicati sul Corriere della Sera finché non venne reintegrato Commissario d’Inchiesta nell’Esercito. Lo fecero anche senatore. Stava a Cassano, a Milano, dove rispondeva al numero telefonico 571-056 di via Tertulliano 35. Oppure ancora nella sua villa di Cuorgnè. La mattina del 5 ottobre 1916 ci correggeva la bozza di un articolo. Pranzò, si coricò senza più svegliarsi, quando a chiamarlo fu la moglie Maria Clotilde Rotta. La salma venne scortata a Cassano da un reparto alpino disceso dal fronte. La sua bara venne collocata in piedi nel sepolcro di famiglia, che era troppo stretto per accoglierla coricata. Cadorna mandò un telegramma.

    Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti di don Carlo Valli.

    Modalità di Accesso

    Il Monumento al Generale Perrucchetti è sempre liberamente fruibile.

    Tipo di esperienza
    • Contesto cittadino
    • Identità e tradizioni
    • Accessibilità motoria
    Mappa
    • Piazza Generale Domenico Perrucchetti, Cassano d'Adda MI, Italia

      Get Directions
    Comune
    • Cassano d'Adda
    Tipologia Luogo
    • Monumento commemorativo
    Durata

    Circa 15 minuti

    Modalità di Ingresso

    Gratuito

    Accessibilità

    *accessibilità motoria

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