Lungo la Strada Costiera tra Porto d’Adda e Villa Paradiso, in un piccolo spiazzo ombreggiato da due grandi tigli, sorge l’Edicola dei “Mort de San Cerech”. Eretta nel 1928 per volontà del parroco don Giulio Ambrosiani e realizzata dalla Società Edison nello stile della vicina centrale idroelettrica C. Esterle, l’edicola custodisce un’urna con ossa umane provenienti da una precedente cappella in rovina.
La costruzione dell’edicola votiva rispondeva a un duplice scopo: commemorare i caduti locali della Prima guerra mondiale e restituire dignità ai resti più antichi, intrecciando pietà e memoria storica. Il nome dialettale di “San Cerech” rimastica quello più antico di San Quirico, cui Porto d’Adda dedicava un oratorio campestre, descritto in rovina dalla Visita pastorale di Carlo Borromeo nel 1566 e già menzionato da Goffredo da Bussero nel XIII secolo. L’oratorio venne demolito ma il nome del Santo sopravvisse, legato ai campi circostanti e dunque all’edicola.
Durante le estati siccitose, gli abitanti di Porto d’Adda si recavano in processione proprio qui per invocare la pioggia, rinnovando il culto a San Quirico/San Cerech. Nel 2006, analisi al Carbonio-14 rivelarono che i resti ossei risalivano al IX-XI secolo. Questo suggerisce che l’Edicola ospiti resti di sconosciuti vissuti in epoche medievali, probabilmente ritrovati nei campi e custoditi per secoli dalla devozione locale. Restaurata nel 2020, l’edicola continua a rappresentare un luogo di memoria, preghiera e identità collettiva.
Modalità di Accesso
L'Edicola dei Mort del Cerech è liberamente accessibile in ogni momento.