San Carlo Borromeo visitò pastoralmente Fara nel 1564, descrivendo un oratorio campestre dedicato a San Nabore, non distante dall’attuale Cascina Veneziana, come un edificio ormai in rovina. Borromeo ordinò la completa demolizione di quella chiesa, nella cui zona sorse più tardi l’attuale cappella, sotto la stessa invocazione a San Nabore. Qui, secondo la tradizione, vennero inumate le vittime della peste manzoniana (1630).
Alludendo a questa memoria collettiva, il dialetto chiama così il luogo: “Morc’ del Senàbor”. Qui giungevano le processioni delle litanie per implorare al cielo un buon raccolto. Era inoltre tradizione che, accendendo un lumino a questa cappella, le donne di Fara appendessero alla vegetazione circostante alcune strisce di stoffa tagliate dagli abiti di familiari malati, perché i “Morc’ del Senàbor” li guarissero.
Modalità di Accesso
L’area esterna della Cappella Mörc’ del Senabor (Morti di San Nabor) è sempre accessibile. L’accesso agli spazi interni, invece, non segue orari di apertura regolari.