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L’itinerario in breve
A cavallo tra Otto e Novecento, l’industria lombarda accelera la produzione in ragione delle nuove possibilità consentite dalle vie ferroviarie e dall’elettricità idroelettrica. Fino ad allora, le maestranze operaie erano spesso stagionali e avventizie: perlopiù formate nella stagione fredda da contadini a riposo dal lavoro dei campi. Dopo questa accelerazione, l’esigenza dell’industria è quella di avere maestranze stabili e non avventizie, che siano inoltre più numerose e formate rispetto a quelle precedenti. Per incoraggiare la conversione dei contadini in operai, a titolo definitivo e residenziale, gli imprenditori costruiscono veri e propri villaggi operai accanto ai luoghi di lavoro. È il caso del villaggio operaio di Crespi d’Adda, il più sviluppato, turistico e conservato della zona. Tuttavia, altre ditte formularono il medesimo invito. Su via Bernabò Visconti a Trezzo sorsero così villini per il direttore, gli impiegati e, più tardi, una palazzina per gli operai che lavoravano alla centrale oggi Enel “Taccani”. Davanti all’ingresso principale del Vellutificio di Vaprio, vennero ugualmente costruiti alcuni edifici residenziali. Le case alte sopra il Linificio di Cassano e ancor più il villaggio operaio di Fara consentono un esempio altrettanto eloquente dello stesso fenomeno.
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Il modello di Crespi d’Adda: architettura sociale e visione imprenditoriale
I tre casermoni («Palasòcc» in bergamasco) sono la soluzione d’alloggio che accoglie il primo flusso di maestranze, trapiantate al villaggio operaio di Crespi d’Adda. Gli assiti sottili, i bagni comuni rendevano poco confortevoli gli edifici, pur distinti a scanso di ogni promiscuità: soli uomini, donne sole o famiglie. Il rilancio abitativo sul quartiere operaio deve molto alla direzione di Silvio Crespi che, in stile anglosassone, provvede a far crescere il numero dei villini operai: bifamiliari, con entrata indipendente e anello d’orto. La crisi delle finanze Crespi vanifica l’ampliamento del quartiere sullo spazio dell’attuale pineta. Ma Silvio Crespi tenta variamente di equiparare gli operai pendolari alla condizione privilegiata di quelli residenti che, a differenza dei primi, godono i servizi offerti nel villaggio. Nel 1899 rivolge così il suo interesse all’odierno comune in Capriate, ricavandoci il «Convitto Crespi», gestito per oltre 25 anni da Teresita Morali (sorella del sindaco Menotti Morali). L’edificio ospita lungo la settimana operaie e impiegate che, abitando troppo lontano, rincasavano solo per i giorni di festa. Nell’occasione del venticinquesimo dalla fondazione, l’edificio vanta dormitorio, mensa e infermeria. Nei primi anni Venti vengono infine accampate, a Nord-Est del villaggio, baracche in legno che ospitino i reduci d’Africa: poco agevoli, vengono poi accomodate a rimesse per gli attrezzi.
I Latini chiamano genius loci l’influenza del luogo su chi trascorre lì gli anni della prima formazione. I bimbi che imparino ad usare i cinque sensi in località marittime guardano diversamente l’orizzonte rispetto a quanti aprano gli occhi sulle montagne. Per quanto distante andiamo, lo facciamo col passo e l’andatura che la terra natia ci ha insegnato. Cristoforo Benigno Crespi è consapevole di quanto il dove influenzi il chi: il luogo forma profondamente i propri abitanti. L’industriale immagina così un villaggio che abbia le caratteristiche dell’ordine e della disciplina: virtù che la prima generazione degli operai nati lì apprenderà, abitandone semplicemente gli spazi. Insieme alla borgata operaia, costruisce così l’efficienza di chi ne animerà la produzione. A irrobustire il senso di compostezza e dovere, Cristoforo decide il tasso alcolico delle bevande servite al Dopolavoro; premia gli orti più accuditi e gli studenti capaci sopra gli altri; provvede l’insediamento in loco dei Carabinieri; affida persino a un controllore (detto «palpìn») di perquisire a campione operai in uscita dalla fabbrica, per sincerarsi che non sottraessero alcunché. Anche la felicità richiede disciplina.
Le case dell’energia: insediamenti accanto alla centrale Taccani
Scendendo a Trezzo via Bernabò Visconti verso la centrale idroelettrica Enel “Alessandro Taccani”, si incontra la palazzina Orobia, costruita all’incrocio con via Castello per gli operai richiesti anche di manovrare l’apertura e la chiusura della diga, un tempo di tipo poiree a palizzata e oggi aggiornata a oleomeccanica. Subito dopo, sulla destra, si contano almeno tre villini, progettati per la residenza degli impiegati nella stessa centrale; più prossima all’impianto, infine, si staglia la villa del direttore; quest’ultimo edificio, circondato da vasta giardino.
Residenze per i lavoratori del velluto
Riescono meno leggibili gli insediamenti di Vaprio d’Adda, di fronte all’ingresso VelVis. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di un insediamento a servizio residenziale delle maestranze presso quel vellutificio.
Villaggi operai sulle sponde dell’Adda
Le case alte LCN di Cassano e ancora più il villaggio operaio LCN di Fara testimoniano lo stesso stile d’impresa. Dal 1870 il Linificio Canapificio Nazionale rilancia industrialmente l’economia rurale di Fara, modificandone così anche l’assetto urbanistico: cadenzato in soluzioni abitative singole (i villini a nord) o collettive (il convitto a est) e da servizi come l’asilo e la cooperativa, che ripercorrono le stesse modalità del celebre villaggio operaio di Crespi d’Adda.
Questi insediamenti, nati in un’epoca di profonde transizioni e trasformazioni industriali, rappresentano molto più di semplici soluzioni abitative: furono veri e propri strumenti per plasmare l’organizzazione sociale e culturale. Attraverso la loro architettura, i servizi offerti e le stringenti regole della vita quotidiana, imprenditori come Cristoforo Benigno e Silvio Crespi ambirono a forgiare non solo una nuova classe lavoratrice, ma anche una nuova concezione di comunità e ancora oggi, questi luoghi serbano una memoria tangibile di quel progetto ambizioso.
Un museo vivente, una testimonianza tangibile di un’epoca in cui industria, società e territorio si fondevano in un progetto visionario.
Crespi d'AddaL’estremo, innamorato, insonne capolavoro di Cristoforo Benigno Crespi.
Centrale Idroelettrica Alessandro TaccaniIl nome VELVIS, un'unione tra le lettere iniziali di VELluto e VISconti, e le scelte architettoniche dell'edificio celebrano il passato feudale e le nobili origini dell'antica famiglia proprietaria, fungendo da simbolo di potenza e solidità.
Cotonificio Vellutificio Visconti di Modrone VELVISInsieme al Linificio, sorgono un convitto per l’alloggio delle maestranze perlopiù femminili, provenienti dai Comuni non limitrofi, e un vero e proprio villaggio operaio che, in buon ordine, allinea villini per gli operai residenti.
Linificio Canapificio Nazionale, villaggio operaio e ConvittoUn monumento alla storia industriale italiana, testimone materiale di un secolo di innovazione, cultura del lavoro e trasformazione sociale
Linificio Canapificio Nazionale di Cassano d'AddaPiazzale Cotonificio, 5, 24042 Capriate San Gervasio BG, Italia
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