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L'Oratorio di San Rocco segue orari di apertura variabili ed è visitabile nel rispetto della sacralità del luogo.

Nel 1576 l’ago della morte cerca ancora filo. La nuova epidemia di peste prende con sé 551 trezzesi, circa un terzo del borgo; tra loro il cappellano del castello e, proprio qui, un cresimando che stramazza ai piedi di san Carlo Borromeo dopo averne ricevuto il sacramento. Lavande d’aceto, preghiera e fumi di ginepro riempiono l’aria. Dopo la grida, emanata dal Tribunale di Sanità l’8 agosto 1576, anche Trezzo sbarra gli accessi al borgo e si vota alla penitenza.
Nella prepositurale di Trezzo, il 28 ottobre seguente, i capifamiglia del borgo convergono processionalmente per celebrare una solenne messa cantata. Oltre ai santi Ambrogio, Rocco e Sebastiano, supplicano i santi Maria, Gervasio e Protasio, titolari della chiesa, perché liberino Trezzo dall’epidemia pestilenziale. Con voto unanime i patres familias promettono di officiare degnamente, e in perpetuo, le ricorrenze dei primi tre patroni, invocati contro il contagio, snodando anche una processione al locale oratorio di Santo Stefano. I capifamiglia ordinano poi che, a spese della comunità, sorga sulla piazza del borgo una cappella dedicata proprio ai santi Sebastiano e Rocco, perché vi si celebri in tempo di peste almeno nei giorni festivi. L’adunanza dispone che i sindaci di Trezzo, eletti annualmente, giurino di operare in osservanza al voto, malgrado l’attuale erario della comunità non consenta di pagare l’erigenda cappella. Si tratta della chiesa sussidiaria di San Rocco, ancora oggi situata nel centro del borgo trezzese, in parte su terre già proprietà della famiglia Santi.
In scorta all’esperienza milanese del tempio civico di San Sebastiano, a Trezzo, il voto comunitario del 1576 e alcuni lasciti dell’estate seguente permettono un cantiere simile. L’intervento di Carlo Borromeo e Pellegrino Tibaldi amplia il progetto da cappella a oratorio mentre la raccolta fondi prosegue ancora nel 1581. Sotto la definitiva invocazione a san Rocco e ai santi Ambrogio e Sebastiano, il tempio sorge al crocevia delle strade che uniscono le porte trezzesi: è il cuore sacro del borgo. A incoraggiare il cantiere è la confraternita di San Rocco: una congrega sorta in occasione dell’epidemia borromaica allo scopo di alleviare la sofferenza dei contagiati. Più modesta e meno antica del sodalizio votato a Santa Marta, quello rocchino veste in abiti verdi; lo stesso colore in cui si eseguono le decorazioni interne.
Il confratello ottiene sette anni di indulgenza: se si accosta confessato all’Eucaristia nella prima domenica di Quaresima o se assiste in quella disposizione al corteo del Santissimo Sacramento, condotto dai rocchini nel giorno del loro patrono. Il confratello ottiene, invece, cinque anni di indulgenza: se, contrito, accompagna in processione con o senza lume il Santissimo Sacramento, specie agli infermi; se interviene in Oratorio alle Quarant’Ore. Ottiene cento giorni di indulgenza, infine, se accompagna i defunti alla sepoltura; se accudisce o visita i confratelli infermi, esortandoli a prepararsi una buona morte; se visita i carcerati; se pacifica le inimicizie proprie o tra i sodali; se alberga i poveri pellegrini, lavando loro i piedi o accompagnandoli in Oratorio; se partecipa qui agli offici divini, alle processioni e alle adunanze confraternali; se recita un Pater e un Ave per il sodale infermo o defunto, non potendo presenziare alla circostanza; se provvede alla dote per giovani spose indigenti, offre l’elemosina ai poveri o compie altra opera caritatevole.
Il 24 marzo 1740 la marchesa Sales Cavenago Giussani dona la pala d’altare, collocata nel presbiterio fino ai restauri del 1983-85. Nel 1751 Bartolomeo Bozzo getta le tre campane della chiesa. Il 22 marzo 1760, il priore e i confratelli accolgono il card. Giuseppe Pozzobonelli in visita all’Oratorio, chiedendogli di erigere due nicchie sui lati dell’altare maggiore: una a sant’Antonio da Padova, l’altra a san Filippo Neri. Come la congrega di Santa Marta, anche quella di San Rocco viene colpita da soppressione nel 1782. A differenza dell’altro, tuttavia, l’Oratorio rocchino resta chiesa consacrata fino ai giorni nostri. L'edificio di culto è stato restaurato negli anni Ottanta del Novecento sotto la direzione di cantiere dell'arch. Liliana Grassi, che ha ne ha riportato in luce le linee architettoniche originarie. Nel 2015 l'arch. Matteo Maggioni ha invece curato un'intervento di ripristino e consolidamento della torre campanaria. Nel presbiterio, un affresco cinquecentesco offre alla devozione una Madonna contornata dai Santi Ambrogio, Rocco Sebastiano: domina il colore verde, lo stesso delle vesti indossate dall'antica confraternita di San Rocco.
L'Oratorio di San Rocco segue orari di apertura variabili ed è visitabile nel rispetto della sacralità del luogo.
Via Antonio da Trezzo, Trezzo sull'Adda, MI, Italia
Circa 30 minuti
Gratuito
*accessibilità motoria