Promotore del monumento lecchese ad Alessandro Manzoni, per primo l’abate geologo Antonio Stoppani esalta la lunga familiarità del romanziere, noto anche come Don Lisander, col territorio abduano; legame che guida la sua ispirazione letteraria. Nel 1803, Manzoni dedica all’Adda un idillio, rivolto in endecasillabi a Vincenzo Monti, per invitarlo a godere la frescura del fiume. Non lontano da quelle sponde, il giovane Alessandro villeggia presso la tenuta paterna del Caleotto lecchese, entrando poi a Merate nel collegio San Bartolomeo dei Padri Somaschi. Ed ecco che l’itinerario Adda manzoniana: I luoghi di “Don Lisander” conduce alla riscoperta di alcuni scenari fondamentali intimamente legati al romanziere, sia perché realmente frequentati dallo scrittore, sia perché evocati, in modo diretto o allusivo, nelle pagine della sua opera più celebre.
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Il romanziere sposa in prime nozze Enrichetta Blondel da Casirate d’Adda, il cui fratello Carlo tiene proprietà lungo il Naviglio Martesana, a Inzago. La famiglia Blondel concentra le proprie attività economiche e i propri interessi privati attorno alla filanda cui viene adattato il Castello di Cassano. Non distante, Tommaso Grossi, amico di Manzoni, intrattiene dalla giovinezza un sentito legame con Treviglio.
Per l’istruzione domestica del figlio Pietro, Alessandro sceglie come precettore l’abate Giuseppe Pozzone da Trezzo sull’Adda, località dove dal 1865 visita in Villa Bassi la nipote Margherita Trotti Bentivoglio sposata all’ing. Francesco Bassi. Questa confidenza con la valle del fiume Adda decide la geografia de IPromessi Sposi.
Renzo Tramaglino intende così i presunti tocchi del campanile trezzese prima di attraversare l’Adda illecitamente e non sul Ponte di Cassano o sul traghetto di Vaprio, ugualmente citati al capitolo XVI. L’abate trezzese Giuseppe Pozzone, figlio e nipote di barcaioli e traghettatori, è concorrettore delle bozze di Manzoni e precettore privato di suo figlio Pidrìn. A Pescarenico sorge il chiostro cappuccino di Padre Cristoforo.
La tradizione riferisce come “castello dell’Innominato” i ruderi eminenti di Somasca, frazione di Vercurago, dove il paesaggio verticale restituisce gli esatti scorci del capitolo XX.
In filigrana alla vicenda, Manzoni è più amante che semplice conoscitore dell’Adda.
Itinerario
Tappa 1 - Cassano d'Adda
Tra le mura del Castello di Cassano, trasformato in filanda dai Blondel, rivive un’eco discreta di Alessandro Manzoni: il legame familiare con Enrichetta, le proprietà lungo la Martesana e l’amicizia con Tommaso Grossi intrecciano la storia del romanziere con la memoria dell’Adda.
Tra gli antichi affreschi e il pozzo che custodisce la memoria dell’Adda, Casa Bassi accolse Alessandro Manzoni nelle visite alla nipote Margherita, trasformando la dimora trezzese in un rifugio affettuoso dove storia e affetti familiari si incontrano.
Il campanile che veglia su Trezzo richiama il rintocco narrato ne I Promessi sposi, rendendo tangibile l’eco di Manzoni tra le pietre dei Santi Gervaso e Protaso.
Il ponte di Cassano, che unì eserciti e memorie, fu cantato anche da Alessandro Manzoni, a conferma di come la sua arcata di pietra sia entrata non solo nella storia, ma anche nell’immaginario letterario.
La Rocca di Vercurago, ribattezzata dal popolo Castello dell’Innominato, unisce la sua millenaria storia di frontiera al respiro epico de I Promessi sposi, trasformando le pietre in simbolo di redenzione e memoria manzoniana.