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    Basilica Autarena

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    La Basilica Autarena di Fara Gera d’Adda rappresenta una delle più antiche e affascinanti testimonianze del passato longobardo della valle dell’Adda, un luogo che dialoga idealmente con altri siti storici come la necropoli rinvenuta a Trezzo nel 1976, la celebre battaglia di Cornate del 689 e forse persino con il passaggio di San Colombano a Vaprio, dove sorge un’elegante chiesa romanica a lui dedicata.

    Le fonti scritte, corroborate da ritrovamenti archeologici, confermano che già nel VI secolo i Longobardi si erano stabiliti lungo il fiume Adda. A loro dobbiamo non solo il nome della regione Lombardia, ma anche quello del paese di Fara, legato indissolubilmente alla figura del re Autari, il terzo sovrano longobardo in Italia, che salì al trono nel 585. Secondo la tradizione, fu proprio lui a stabilire il suo seguito tribale – la cosiddetta fara – sulle rive dell’Adda, fondando un insediamento di rilievo, dotato di un palazzo e di un edificio sacro destinato al culto ariano. Proprio questo nucleo prese il nome di Fara Autarena.

    Circa un secolo più tardi, con la progressiva conversione dei Longobardi al cattolicesimo, favorita da figure come il vescovo Giovanni di Bergamo e re Grimoaldo, la comunità farese abbandonò il culto ariano. La decadenza del regno longobardo dopo il 774, con l’arrivo di Carlo Magno, segnò per Fara un periodo turbolento fatto di invasioni e distruzioni, in cui la basilica sopravvisse tra numerosi mutamenti.

    La presenza di un vero e proprio luogo di culto cattolico a Fara è attestata da sei diplomi imperiali, che documentano l’esistenza, già nel VI secolo, di una chiesa dedicata a Sant’Alessandro martire, evoluzione della Basilica Autarena. La sua importanza religiosa e politica è documentata, poi, nell’anno 883, in un diploma dell’imperatore Carlo il Grosso, dove è menzionata, per l’appunto, come “ecclesia in onore sancti Alexandri dedicata in loco nuncupante Fara.”

    Nei secoli, la Basilica continuò ad essere oggetto di numerosi interventi che ne modificarono in parte l’aspetto originario. Nel Medioevo, ciò che restava della struttura originaria fu inglobato nell’oratorio di Santa Felicita. Ad oggi, infatti, delle sue forme medievali, la chiesa, che in origine presentava una pianta basilicale a tre navate con pareti costruite in laterizio, conserva solo la raffinata abside poligonale che si eleva dalla navata centrale, scandita da lesene piatte collegate superiormente da archi a tutto sesto.

    Nel 904, il vescovo Adalberto di Bergamo ottenne dal re Berengario l’autorizzazione a fortificare la città e i centri del contado, inclusa Fara, dove furono costruiti un fossato, alimentato da rogge dell’Adda, e un castello. In età medievale, Fara si configurava come un piccolo comune di tipo feudale, dotato di propri consoli, ma soggetto all’autorità del vescovo bergamasco. Intorno all’anno Mille si verificò una ripresa demografica e produttiva che attirò le mire dei milanesi, desiderosi di estendere il loro controllo sulle terre faresi. Questa ingerenza irritava il vescovo di Bergamo, che poté contare sull’appoggio dell’imperatore Federico Barbarossa, il quale nel 1156 riconfermò formalmente la sua autorità su Fara. Tuttavia, nel 1160, la popolazione locale si ribellò all’imperatore, provocando un duro scontro che si concluse con l’assedio e la distruzione del castello, la demolizione delle mura e gravi danni al borgo. L’episodio fu solo uno dei tanti che punteggiarono la lunga ricerca di autonomia da parte dei faresi, culminata nel XIV secolo con ulteriori scontri e nell’ottenimento del perdono nel 1315, non per sconfitta, bensì per l’evolversi della situazione politica.

    Con la nomina di Giovanni Paolo a marchese di Caravaggio da parte di Francesco II Sforza nel 1525, si concluse l’eccezionalità del feudo ecclesiastico di Fara, che restava l’unico nella Geradadda a godere di autonomia civile e religiosa. Tuttavia, una svolta si ebbe con la famiglia Melzi, influente casato milanese che, già presente a Fara dal 1464, riuscì a emanciparsi dal nuovo potere e a creare, dal 1580, il Comune Massari de Melzi con sede nella cascina Badalasca, separato amministrativamente da Fara. Nel XVII secolo, con l’antica Basilica ormai in rovina, i faresi portarono a compimento la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro. Oggi, ciò che resta della Basilica Autarena rappresenta non solo una preziosa reliquia architettonica, ma anche un frammento vitale di una storia che attraversa secoli di fede, potere e trasformazioni culturali.

    Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti di Pierluigi Zacchetti.

    Modalità di Accesso

    L'area esterna della Basilica Autarena è liberamente accessibile in ogni momento. L’accesso agli spazi interni, invece, non segue orari di apertura regolari.

    Tipo di esperienza
    • Raggiungibile in auto
    • Contesto cittadino
    • Interesse religioso
    • Interesse storico-artistico e architettonico
    Mappa
    • Via Castello, Fara Gera d'Adda, BG, Italia

      Get Directions
    Comune
    • Fara Gera d'Adda
    Categoria
    • Architettura religiosa
    Tipologia Luogo
    • Edificio di culto
    Durata

    Circa 30 minuti

    Modalità di Ingresso

    Fruibile solo dall'esterno

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