Site logo
    • Luoghi
    • Itinerari
    • Comuni
    Sign in

    Cascina Cantarana

    • Informazioni generali
    • prev
    • next
    • Naviga la mappa
    • prev
    • next
    Cosa stai visitando
    • Luoghi della Mappa di Comunità
    • Luoghi dell'Ecomuseo
    Scopri il luogo

    Cascina Cantarana, considerata una delle più longeve del territorio, ha saputo adattarsi al trascorrere dei secoli, mantenendo una sua vitalità, sebbene abbia trasformato radicalmente la sua funzione originaria. Oggi, infatti, è stata sapientemente riconvertita in un ristorante, noto per la sua atmosfera accogliente e per una cucina che valorizza i sapori locali.

    Ma la Cascina Cantarana è anche un luogo intriso di memorie storiche e artistiche. Qui, tra le sue mura cariche di passato, vide la luce Ferdinando Brambilla, pittore nato il 12 febbraio 1763 “da genitori probi e agiati della Cantarana”, la piccola frazione di Cassano documentata fin dal 1579 sulla riva mancina dell’Adda. Proprio qui mamma Antonia Ferrari diede al marito Carlo Francesco Brambilla anche una bimba, Marianna, il cui figlio ingegnere Giuseppe Legnani descrive lo zio artista “di figura mezzana, colorito bruno e occhio vivissimo”.

    Ferdinando Brambilla, pittore alla corte e sui vascelli di Spagna, studiò con Giocondo Albertolli presso la Scuola d’Ornamenti milanese e poi all’Accademia di Brera. Il teatro La Scala gli commissionò alcune scenografie, di cui una, quella per l’opera «Il Trionfo della Religione», venne parecchio applaudita. Gli applausi li sentì anche il conte Melzi d’Eril, incaricato dalla corte madrilena di radunare pittori e naturalisti per una spedizione scientifica. Fu proprio il conte a proporre a Ferdinando di imbarcarsi, spese escluse, per 27.000 reali annui che l’artista faticò poi a riscuotere.

    Le due corvette armate dal Ministero della Marina Spagnola si chiamavano «Atrevida» (Intrepida) e «Descuberta» (Scoperta). Erano salpate due anni prima da Cadice ma ne avevano altrettanti ancora da navigare, stando alla rotta tracciata da Alessandro Malaspina che era al timone della prima. Brambilla, nel 1791, doveva solo raggiungerlo, accettando un passaggio sulla nave che accompagnava nelle Americhe il nuovo viceré del Messico e di Cuba. Iniziò a disegnare vastità già durante questo viaggio, che terminò a Veracruz stringendo la mano di Malaspina.

    Ferdinando divideva con altri due artisti, più un botanico francese e un naturalista boemo, il compito di documentare le coste, le etnie, le faune e le flore che lasciavano l’Europa tanto affascinata. Salì sulla «Atrevida», perché il comandante dell’altra imbarcazione, José Bustamante, doveva soprattutto cercare il Passaggio a Nord-Ovest. La sua corvetta avvistò invece il Perù, il Cile, l’Australia, le Filippine, la Cina: fermò sei mesi a Manila, lì dove Ferdinando studiò la piazza di San Francesco e disegnò il monumento funebre di Antonio Pineta. La nave su cui risalì s’incagliò nei ghiacci dell’Antartide, che il pittore avrebbe voluto tanto disegnare. L’equipaggio aspettò tre mesi, prigioniero del gelo. Poi rientrarono tutti a bordo di un’altra imbarcazione, abbandonando quella nave le cui assi, come raccontarono nel 1850 i giornali spagnoli, riemersero dagli abissi dell’oceano.

    Dopo l’esperienza dei ghiacci attraccarono a Buenos Aires, dove Ferdinando riordinò i suoi schizzi: attenti, inclini ai colori cupi ma di ampio scorcio. Tempeste, grandezze, porti e incontri disarmati con selvaggi talmente buoni da sembrare messi lì da Rousseau. Il porto di Buenos Aires, ritratto dall’artista, diffuse in tutta Europa l’immagine di un mondo che non era più immaginazione. Il suo tratto presentò l’Australia e le Filippine agli abitanti del Mediterraneo.

    La morte lo visitò senza preavviso, il 22 gennaio 1834, nella Madrid che, al tempo, gli intitolava una via. Sua figlia, maritata Vasquez ma senza prole, lascia per testamento 16 tele paterne a Giuseppe Legnani: sindaco cassanese dal 1861 al 1876 e nipote dell’artista. In una memoria del 1852 questi attribuisce allo zio persino il fronte meridionale del Palazzo Reale madrileno, disegnato da Filippo Juvarra.

    Ma tornando a Cascina Cantarana, questo luogo fu teatro anche di un episodio significativo durante la Battaglia di Cassano del 1705. Si narra infatti che il Principe Eugenio di Savoia, noto anche semplicemente come Principe Eugenio, si ritirò proprio alla Cascina Cantarana, che in un documento tedesco viene persino menzionata come “Muschita”, per medicare le sue ferite.

    La Cascina Cantarana, dunque, non è solo un edificio antico, ma un vero e proprio testimone del tempo, custode di storie di arte, di guerra e di trasformazione, che oggi continua a vivere e a raccontarsi attraverso i sapori del suo ristorante.

    Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti del Gruppo Guide di Cassano d’Adda

    Closed
    Open hours today: 9:30 am - 3:30 pm, 6:30 pm - 12:00 am Toggle weekly schedule
    • Monday

      Closed

    • Tuesday

      9:30 am - 3:30 pm6:30 pm - 12:00 am

    • Wednesday

      9:30 am - 3:30 pm6:30 pm - 12:00 am

    • Thursday

      9:30 am - 3:30 pm6:30 pm - 12:00 am

    • Friday

      9:30 am - 3:30 pm6:30 pm - 12:00 am

    • Saturday

      9:30 am - 3:30 pm6:30 pm - 12:00 am

    • Sunday

      9:30 am - 4:30 pm

    • Febbraio 6, 2026 1:50 am local time

    Modalità di Accesso

    Cascina Cantarana è un'attività commerciale storica e segue orari di apertura regolari. L'accesso al luogo è consentito esclusivamente su consumazione.

    Mappa
    • Via Canterana, 234, Cassano d'Adda MI, Italia

      Get Directions
    Comune
    • Cassano d'Adda
    Categoria
    • Sito di tradizione popolare
    • Attività di ristorazione e accoglienza
    • Attività commerciale
    Tipologia Luogo
    • Punto di ristoro
    • Architettura rurale storica

    © Made by Identità Fluenti

    Carrello