Quella che oggi sorge silenziosa in mezzo ai campi di Cornate d’Adda è Cascina Fugazza, una struttura architettonica rurale che porta con sé il peso e il mistero di secoli di storia, affondando le sue radici su un suolo che un tempo fu sacro, consacrato alla preghiera e alla clausura. Qui infatti, già nel XIII secolo, il Liber Notitiae di Goffredo da Bussero annotava la presenza della “ecclesia sancte Marie in fugatia“, la chiesa conventuale femminile di Santa Maria di Porta Fugazza.
Anche se, di quel mondo ormai scomparso, sopravvivono solo flebili echi, numerose fonti ne custodiscono ancora il racconto. Nel 1558 l’estimo imperiale di Carlo V censisce i beni spettanti in Cornate al monastero milanese delle Umiliate di Santa Maria Maddalena al cerchio, che, in questi stessi campi, possiede 264 pertiche, testimoniando l’estensione delle terre religiose nella zona. Nella Visita pastorale del 1566 il card. Borromeo descrive come campestre la chiesa di Santa Maria di Porta Fugazza, il cui cenobio è ormai soppresso: ordina che si posino i battenti all’ingresso dell’oratorio, consegnandone le chiavi all’arciprete di Cornate. Non viene obbedito; gli eredi dell’arciprete Galeazzo Giussani usurpano quei beni, adattando a orto e vigna persino il cimitero dietro alla chiesa.
Ma il tempo, come sempre, modifica le geografie sacre: i conventi si sciolgono, gli altari si spengono, ed è così che i beni votati a Dio passano nelle mani dei laici, in questo caso assorbiti prima, con buona certezza, dall’ente cittadino e poi, nell’Ottocento, dalla famiglia Biffi.
Proprio entro il perimetro dell’oratorio ormai diruto, lì dove nel 1758 il popolo venerava ancora un’antica effige mariana, attorno al 1830, sorse l’attuale Cascina Fugazza, sulle rovine di quel passato spirituale. Non una costruzione qualunque, ma una sorta di reincarnazione rurale del convento scomparso. Le sue mura racchiudono ancora l’impronta dell’antico oratorio, trasformato nel tempo in magazzino, stalla, fienile – ma mai del tutto profanato.
Cascina Fugazza oggi resta lì, tra i solchi, le stagioni e i ricordi. Le sue fondamenta sono di vita monastica, di fatica e di silenzi antichi. Chi la guarda con attenzione può ancora intravedere questo tratto antico. Perché ci sono luoghi dove il sacro non muore: semplicemente, cambia forma.
Modalità di Accesso
Le cascine sono proprietà privata, ma siamo sicuri che, se userete il dovuto rispetto e la giusta premura verso i loro abitanti, nessuno vi rimprovererà per uno sguardo curioso.