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    Chiesa di San Giuseppe a Porto d’Adda

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    A pochi passi dal fiume Adda, immersa nel tessuto sobrio e autentico di Porto d’Adda, sorge la Chiesa di San Giuseppe, un edificio profondamente radicato nel paesaggio circostante grazie all’utilizzo di ceppo locale e mattoni cotti sul posto, che rivela un tesoro artistico sorprendente: un ciclo pittorico che vibra di vita, storia e memoria collettiva. Costruito tra il 1919 e il 1937, il luogo di culto si erge sui resti di una precedente chiesetta del 1877. A guidare il lungo e laborioso processo di ricostruzione fu Don Giulio Ambrosiani (1875–1945), parroco amato e instancabile, che, con determinazione e sacrifici, acquistò i terreni adiacenti e, grazie al sostegno della sua comunità e alla provvidenziale visita del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, vide compiersi il suo sogno: il 14 febbraio 1937, la nuova chiesa fu consacrata.

    Il progetto definitivo fu affidato all’ingegner architetto Giovanni Maggi, affiancato da Oreste Scanavini, già autore del campanile edificato tra il 1922 e il 1925. In quel tempo, al suo interno, la pianta a croce latina e la navata unica creavano uno spazio di raccoglimento essenziale, in attesa di una decorazione che, pochi anni dopo, avrebbe trasformato quelle pareti nude in un’autentica “Cappella Sistina del medio Adda”. Fu ancora una volta la generosità a trasformare questo spazio. Su iniziativa dei coniugi Guido e Pia Rossi, industriali villeggianti a Porto, fu chiamato il pittore bergamasco Vanni Rossi (1894–1973) – non imparentato con i benefattori – che tra il 1940 e il 1945, con l’aiuto del collega Mario Clerici, realizzò un ciclo di affreschi di straordinaria potenza narrativa ed espressiva. 

    Da quel momento, le mura della chiesa si animano di storie sacre: episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento si intrecciano a ritratti della comunità portuense, creando una connessione commovente tra la parola di Dio e la vita quotidiana. Ogni scena del ciclo è resa viva da figure dinamiche, colori vivaci e una profondità emotiva che trascende la rappresentazione religiosa. Qui, la fede si intreccia con il vissuto locale: i protagonisti degli affreschi sono i volti dei portuensi. Nella volta centrale, trentatré bambini dell’asilo sono immortalati come angeli, dolci testimoni di una santità concreta, vissuta; il muratore, la panettiera, il sagrestano, la custode della villa Rossi – molti abitanti di Porto sono ritratti con verismo affettuoso, a testimoniare che la santità si annida nella vita quotidiana. Un cartiglio, a lato, ringrazia i benefattori; la comunità, nelle sue figure più umili, è resa eterna tra le mura sacre.

    Il vertice emotivo e teologico dell’intero ciclo è il Giudizio Universale, dipinto sulla parete d’ingresso: una scena grandiosa, che domina la controfacciata, un’opera coraggiosa, dove Rossi, con ardore morale, colloca tra i dannati Hitler e Mussolini, volti simbolo di follia e sofferenza, accanto a personaggi danteschi come il conte Ugolino. Ma il pathos si scioglie in commozione nella rappresentazione del figlio diciassettenne del pittore, Adriano, morto di tifo nel 1944: il giovane, unico tra i beati, volge lo sguardo non al cielo, ma allo spettatore – un invito silenzioso a ricordare, ad amare.

    Accanto a questa tragedia personale, un momento di grazia: il ritorno del figlio maggiore, Silvano, salvo dopo la prigionia in Germania. Rossi, col cuore colmo, annota il miracolo nel ciclo pittorico della Natività, come una preghiera di ringraziamento affidata al pennello: “Oggi, 22 agosto 1945, dopo due anni di prigionia militare in Germania è ritornato sano in famiglia mio figlio Silvano. Sia lodato Gesù Cristo.”

    Altre raffigurazioni si caricano di significati simbolici e affettivi: la pala dell’Altare Maggiore, che rappresenta la Crocifissione, riporta in San Giovanni le sembianze dello stesso Vanni Rossi, identificazione personale di un dolore silenzioso e condiviso. L’altare di San Giuseppe, che illustra con delicata profondità la vita del santo e della Sacra Famiglia. La scena della ricorrenza del Natale a Porto d’Adda accoglie la figura di padre Giuseppe Maritano, giovane missionario e futuro vescovo di Macapà, che assistette Don Giulio nei suoi ultimi giorni, gli impartì l’estrema unzione e raccolse le sue ultime parole: “Domani è Natale, celebrerò le tre Messe in Paradiso.”

    A vegliare simbolicamente su tutto, i santi gemelli Benedetto e Scolastica, affrescati sulla controfacciata accanto alla bussola d’ingresso, onorano la memoria del cardinale Schuster, benedettino e sostenitore determinante dell’impresa.

    La Chiesa di San Giuseppe non è solo un edificio sacro: è un archivio della fede vissuta, una tela collettiva in cui si intrecciano dolore e resurrezione, arte e testimonianza. Qui, la bellezza non è un ornamento, ma una necessità. La speranza non nasce dall’illusione, ma è forgiata nel crogiolo della sofferenza e restituita in forme luminose. Questo luogo, caro a Monsignor Angelo Giuseppe Roncalli – futuro Papa Giovanni XXIII, che più volte vi si soffermò – continua a parlare oggi come allora, con la voce silenziosa dell’arte che consola, educa, commuove.

    Una chiesa da vivere non solo con lo sguardo, ma con il cuore.

    Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti di Guido Stucchi.

    Modalità di Accesso

    La Chiesa di San Giuseppe a Porto d’Adda segue orari di apertura variabili ed è visitabile nel rispetto della sacralità del luogo.
    Le Sante messe vengono celebrate:
    - il lunedì, il mercoledì, il venerdì, il sabato e i prefestivi alle 17:00
    - la domenica e i festivi alle 09:30

    Tipo di esperienza
    • Contesto cittadino
    • Interesse religioso
    • Interesse storico-artistico e architettonico
    • Raggiungibile in auto
    • Accessibilità motoria
    Mappa
    • Via II Giugno, 2, Porto d'Adda, MB, Italia

      Get Directions
    Comune
    • Cornate d'Adda
    Categoria
    • Architettura religiosa
    Tipologia Luogo
    • Edificio di culto
    Durata

    Circa 30 minuti

    Modalità di Ingresso

    Gratuito

    Accessibilità

    *accessibilità motoria

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