Accessibilità
*accessibilità motoria

L’itinerario in breve
Ma “guerra” in che senso? Al senso dell’udito, la guerra si annuncia nel grande e nel piccolo allarme, che si manifestano con il rombo delle incursioni aeree e il sibilo dei bombardamenti. Al senso della vista, la guerra si annuncia nelle lampadine velate, nelle imposte chiuse alla finestra per non dare indizi di luce al nemico che sta per bombardare ponti e centrali lungo l’Adda. Al senso del tatto, la guerra si annuncia nelle stoffe ruvide e autarchiche dell’orbace e della canapa. Al senso del gusto, la guerra si annuncia nella fame, nel mercato nero e nei prelievi forzosi sul raccolto contadino. Al senso dell’olfatto, infine, la guerra si annuncia con l’odore acre e disperato dei sepolti vivi sotto le macerie.
In entrambi i conflitti mondiali, la valle del medio Adda viene percorsa dai bombardamenti, che cercano nel mirino obiettivi militarmente caldi come i ponti ferroviari e tramviari (Paderno, Trezzo) e gli impianti idroelettrici (soprattutto Calusco, Cornate, Trezzo). Alla minaccia dei bombardamenti, si aggiunge nella Seconda guerra la minaccia della deportazione, di cui fanno memoria le Pietre d’inciampo posate a Paderno d’Adda e Cassano d’Adda. Dopo l’armistizio del settembre 1943, non è infrequente che i giovani aderiscano alla lotta di Resistenza clandestina, mettendo a frutto la propria competenza del territorio e quella militare ricevuta nell’esercito prima di abbandonare la divisa. Il sabotaggio alle truppe germaniche si alterna al dovere di custodire l’incolumità dei civili che abitano presso i quartier generali dei soldati tedeschi, specie a Imbersago (ex-filanda) e Trezzo (Villa Gina). Questo difficile equilibrio si spezza tra il 27 e il 28 aprile 1945, al passaggio di una colonna tedesca da Fara a Canonica fino a concludersi tragicamente in una fallita trattativa di resa presso Capriate San Gervasio.
Approfondisci l’itinerario
Anche ricordare è una forma di Resistenza. Nel 2024 sono state posate tre pietre d’inciampo a Paderno d’Adda in via Manzoni presso la Curt gronda o “di Maret” in ricordo di tre giovani coscritti, tutti nati nel 1922, che qui vissero finché non vennero arrestati nel maggio 1944 per diserzione e deportati nel lager tedesco di Zöschen (Leuna), da cui non fecero più ritorno: Pasquale Brivio, Guido Panzeri e Giuseppe Villa. Un’iniziativa simile è stata intrapresa più a sud nel territorio ecomuseale: nel 2022, infatti, sono state posate nove pietre d’inciampo a Cassano d’Adda, in via Mazzini all’attuale civico 76, in ricordo dei cittadini di origine ebraica che da qui vennero deportati: Piero Luisada, Franco David Luisada, Augusto Luisada, Clara Luisada, Ida Gina Carmi, Greca Nella Finzi, Giorgina Morais, Leonello Morais, Gina Della Rocca.
Crudeltà simili, come le deportazioni e i bombardamenti anche a danno dei civili, animano la lotta clandestina delle brigate partigiane. Le truppe ebbero vari punti di quartier generale lungo l’Adda, posizionati anche allo scopo – mai realizzato – di gettare ponti di barche sul fiume. Tali ponti dovevano sorgere a Imbersago, Cornate, Trezzo e Fara ma i lavori per garantire quei passaggi, utili anche alla ritirata dei mezzi militari, non giunsero mai a riuscita. La convivenza dei civili con i soldati germanici si assestò su un equilibrio possibile a Imbersago, dove le truppe si insediarono in paese, occupando dapprima il locale dell’ex-filanda. Meno quieta fu l’occupazione a Trezzo dell’attuale Villa Gina in frazione Concesa, dove l’edificio fu preso d’assalto dalla brigata partigiana 104^ “Garibaldi”.
Non basta la Liberazione, festeggiata il 25 aprile 1945, a stemperare la violenza che ancora percorre la valle dell’Adda. Una colonna di soldati tedeschi in ritirata attraversa Fara e Canonica il 27 seguente, venerdì. In quelle ore, si piangono vittime civili sia nel primo sia nel secondo Comune. I Partigiani, che tengono un punto di fuoco privilegiato in vetta al campanile di San Giovanni Battista a Canonica d’Adda, invitano alla resa i Tedeschi, che sono disponibili a trattare per consegnarsi all’esercito regolare anglo-americano ma non a quello che considerano irregolare delle brigate di Resistenza armata. La tensione e l’incerto sono tali che gli ufficiali germanici si suicidano e vengono sepolti presso la chiesa campestre di Sant’Anna in Canonica d’Adda. Senza più guida, i soldati semplici sbandano: alcuni tra loro guadano il Brembo e procedono oltre il villaggio operaio di Crespi d’Adda, arroccandosi nella cabina elettrica Falck di Capriate San Gervasio sull’attuale via Vittorio Veneto. Per un tentativo di resa tradito o frainteso tra le parti, il 28 aprile nove Partigiani muoiono qui sotto il fuoco nemico: Angelo Biffi, Luigi Cantoni, Carlo Galbusera, Luigi Galli, Mario Malvestiti, Mario Pagnoncelli, Pietro Riva, Adriano Sala, Luigi Signorini.
Non meno struggente e poetica è la storia di Natale Perego, raccontata dalla voce della cugina, Giulia Perego. Cresciuti senza mamma, Natale e Alessandro, da piccolissimi trovano il calore di una casa accogliente dallo zio, condividendo con Giulia i giorni sereni dell’infanzia, prima che la guerra arrivi a stravolgere tutto. E con la guerra giunge, ingombrante, il tempo delle scelte: Natale, chiamato alle armi, rifiuta di arruolarsi nella Repubblica di Salò. Con due coetanei, Antonio Motta e Traiano Ribera, prende una strada diversa: salire in montagna, unirsi ai partigiani.
Era febbraio del 1944. Per un qualche tempo, a casa Perego arrivano bigliettini firmati “Sergio”, un nome di copertura per proteggere la famiglia e la sua amata Vaprio. Poi, il silenzio. Nessuna notizia, nessuna voce. Dei tre ragazzi partiti, nessuno tornerà a casa vivo. Qualche fortunato sopravvissuto racconterà, poi, l’orrore di quel giugno del ’44, nel Verbano, quando la repressione nazifascista fu spietata.
I loro corpi verranno seppelliti nella Cappella dei Caduti di Vaprio; i nomi di Natale e Antonio riecheggeranno per sempre nella toponomastica del centro, dando vita a due vie che ne custodiscono la memoria.
Così la storia di Natale resta sospesa tra storia familiare e tragedia collettiva: il ricordo di un ragazzo cresciuto come un fratello e scomparso, come tanti, tra le montagne della Resistenza.
Alla Corte Grande di Paderno d'Adda, tre pietre d'inciampo raccontano il silenzio spezzato di Pasquale, Giuseppe e Guido: memoria viva di un coraggio che continua a camminare con noi.
Corte Grande - Percorsi della Memoria e Pietre d'InciampoIn via Mazzini, nove pietre d’ottone custodiscono i nomi dei Luisada, dei Morais e di Gina Della Rocca: un archivio a cielo aperto che invita chiunque cammini a chinare lo sguardo e a ricordare.
Le Pietre d'Inciampo di Cassano d'AddaA Imbersago, il Setificio - La Filanda divenne il primo presidio delle truppe tedesche, segnando una difficile convivenza con i civili, retta solo da un fragile equilibrio.
Setificio - La FilandaVilla Gina, da residenza signorile a rifugio ferito dalla guerra, custodisce ancora l’eco dei tedeschi che l’occuparono, degli americani che vi passarono e dei partigiani che la sorvegliavano dal campanile.
Villa GinaDal campanile di San Giovanni Evangelista i partigiani scrutavano la fine dell’occupazione, trasformando la chiesa in vedetta di libertà.
Chiesa parrocchiale di San Giovanni EvangelistaAccanto all’ex chiesa di Sant’Anna, i corpi degli ufficiali tedeschi trovarono sepoltura: un silenzioso confine tra tragedia e memoria.
Ex Chiesa di Sant’AnnaVia Alessandro Manzoni, Paderno d'Adda, LC, Italia
*accessibilità motoria