Nata come derivazione della più ampia rete di canali irrigui della Bassa Bergamasca, la Roggiola Melzi rappresenta un esempio significativo della sinergia tra ingegneria idraulica e agricoltura. Alimentata dalla Roggia Vignola, che a sua volta trae origine dal fiume Brembo presso le storiche Bocche del Brembo (presso la “Cà de Treì”, o casa di Treviglio), la Roggiola Melzi si distacca a sud di Pontirolo Nuovo e si snoda lungo le campagne di Canonica d’Adda e Fara, territori storicamente legati all’economia agricola.
È nel primo Novecento che essa assume un ruolo cruciale: un documento del 1928 riporta la richiesta, da parte del Commissario Prefettizio, di derivare ulteriori 450 litri al minuto dall’Adda per l’irrigazione di un’estesa area di oltre 5100 pertiche milanesi già servizi dalla Roggiola. L’iniziativa fu sostenuta dal governo nazionale come parte di una strategia più ampia per incentivare la produzione agricola e promuovere la ruralizzazione. In un raro esempio di collaborazione tra interessi agricoli e industriali, anche la Società Anonima Linificio Canapificio Nazionale, all’epoca principale utilizzatrice industriale dell’Adda, espresse il proprio favore all’iniziativa, riconoscendo il valore collettivo dell’opera. La Roggiola si inserisce così in una rete che si articola in un sistema di canali secondari come la Roggia di Mezzo e numerosi altri cavi minori, disegnando un paesaggio modellato dall’acqua, in cui il lavoro dell’uomo ha saputo dialogare con la natura per secoli.
Oggi, sebbene meno appariscente rispetto a infrastrutture più imponenti, la Roggiola Melzi conserva il suo significato: è il testimone silenzioso di un’epoca in cui ogni goccia d’acqua contava, e in cui la terra, resa fertile da sapienti opere idrauliche, era il centro della vita economica e sociale.
Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti di Giancarlo Lecchi e Anna Panzeri