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L'area esterna di Villa Rosales Pallavicini Brambilla è sempre liberamente accessibile.

Adagiata come una signora d’altri tempi lungo le rive della Muzza, Villa Brambilla-Rosales vi si affaccia con compostezza scenografica: la sua scalinata gronda verso il canale, tenendo la campagna abduana come sfondo.
La costruzione della Villa risale alla seconda metà del XVII secolo, su iniziativa di don Matteo Rosales, marchese di Castelleone. Fu pensata fin da subito come dimora nobiliare, ma assunse un’impronta più propriamente residenziale e di villeggiatura grazie ai diversi proprietari milanesi susseguitisi, che le assegnarono un volto settecentesco: Giuseppe Pezzoglio, ricco finanziere, la acquistò e la trasformò in uno dei cuori pulsanti della vita civile e spirituale di Cassano; Giacomo Sannazari della Ripa, invece, collezionista d’arte tanto facoltoso da acquistare per 50.000 Lire lo «Sposalizio della Vergine» di Raffaello Sanzio, completò il disegno della villa con la creazione nel 1790 dei giardini terrazzati sulla Muzza, ancora oggi uno dei suoi tratti più affascinanti.
A colpo d’occhio, la Villa colpisce per la sua pianta lineare e allungata, distribuita in parte su due piani e in parte su tre, coperta da un elegante tetto a colmi differenziati.
L’interno è impreziosito da una scenografica scala in marmo e ferro battuto, tipicamente settecentesca, e da un salone a doppia altezza, affrescato e completato da una balconata che conferisce alla sala l’aspetto di un piccolo teatro domestico.
Proprio questa sala nobile rappresenta il fiore all’occhiello della villa: interamente decorata dai fratelli Galliari, maestri della scenografia teatrale e collaboratori del Teatro alla Scala ai tempi di Maria Teresa d’Austria, costituisce uno dei più rari esempi di pittura illusionistica settecentesca in ambito privato lombardo: le decorazioni che giocano con architetture dipinte e giochi di profondità, trasformano lo spazio in una sorta di scena sospesa nel tempo.
Oltre che per la sontuosità dei suoi ambienti, Villa Brambilla-Rosales viene spesso annoverata anche perché fu teatro di eventi storici di portata europea. Il 15 giugno 1796, Napoleone Bonaparte vi pernottò con la moglie Giuseppina, mentre nel 1859, durante la Seconda Guerra d’Indipendenza, fu scelta come quartier generale da Napoleone III, che vi incontrò Vittorio Emanuele II alla vigilia della battaglia di Solferino e San Martino. Proprio in quel frangente, la Villa, il castello e l’attuale oratorio maschile vennero adattati a ospedali militari.
Nel 1806, Sannazzari donò la proprietà all’Ospedale Maggiore di Milano, insieme a una considerevole somma di denaro e alle opere d’arte di pregio lì conservate, tra cui un Bellini e quello stesso “Sposalizio della Vergine” di Raffaello comprato da Giacomo Sannazari.
La Villa passò poi, nel 1821, alla famiglia Brambilla, che ne mantenne il lustro e la funzione simbolica nel tessuto cittadino, tramandandola fino al giorno d’oggi attraverso un linguaggio architettonico vivo, che intreccia paesaggio, potere e bellezza, in un equilibrio ancora capace di emozionare.
Contenuto testuale sviluppato a partire dagli scritti del Gruppo Guide di Cassano d’Adda
L'area esterna di Villa Rosales Pallavicini Brambilla è sempre liberamente accessibile.
Via Giuseppe Verdi, 13, Cassano d'Adda, MI, Italia
Circa 15 minuti
Fruibile solo dall'esterno